Speciale In Bici 1997

di Enrico Caracciolo

Il vialone che si allunga fino al castello di Chenonceaux è un po’ come piazza San Pietro a Roma. Invece degli imponenti colonnati semicircolari ci sono due file di enormi platani ma la gente che cammina su e giù ricorda molto la folla multicolore che riempe la piazza del Vaticano: gruppi di vacanzieri più o meno intruppati, videocamere che divorano immagini frettolose, una coppia di attempati e romantici inglesi, ciclisti americani colorati e “fit”, e un’allegra compagnia di signore grassottelle, mie concittadine, incuriosite dalle “troppo assai grandi” tasche del mio gilet da fotografo. Il castello, ponte immobile e austero sulle acque dello Cher, non sembra soffrire il solletico dell’instancabile e frenetico viavai che si rincorre tra stanzoni, baldacchini e salotti. Loira e castelli è ormai un binomio inscindibile del turismo internazionale ma questa zona della Francia offre molto di più di un viaggio in pullman del tipo mordi e fuggi. L’effetto che si ha raggiungendo in bici Chenonceaux dalla stradina sterrata che segue il fiume Cher è completamente diverso. Si assapora il gusto della scoperta. Uscire dall’atmosfera ovattata della foresta, mentre il sole dissolve lentamente nebbie e rugiada della mattina, e trovarsi improvvisamente a due passi da un castello significa rivivere l’emozione infantile di un mondo troppo bello per essere vero. Scendere dalla bici a Montresor oppure passeggiare nella cittadella di Loches significa toccare con mano la perfezione delle forme e scoprire la magia della pietra.

La bellezza e la perfezione di questa nobile Loira stimolano la vena romantica di sognatori, aspiranti re e regine, cuori soli in cerca di principi azzurri; ma per chi preferisce vivere ad occhi aperti c’è anche l’altra Loira, quella fatta di vecchie case a graticcio, strutture in legno e pietra dalle forme tutt’altro che perfette, ingobbite dal tempo e allo stesso tempo più umane e vitali. Fanno da sfondo alla place Plumereau di Tours luogo ideale per sedersi a un cafè e ascoltare il miglior francese; è qui infatti che si parla la lingua più pura. E tra i tavoli affollati di gioventù sbirciate verso il Cafè de l’Univers: è il preferito di Mike Jagger, mister rock dei Rolling Stones, che tra un concerto e l’altro si gode la vita nel suo castello e viene qui per le sue birre in compagnia.

Se poi vi piace respirare aria di Medioevo il castello di Bridoré, nella valle dell’Indre, è la porta giusta per tornare qualche secolo indietro. Ci troviamo in un castello ma siamo sempre nell'”altra” Loira: sui muri i segni del tempo sono evidenti e Veronique, vera castellana del ventesimo secolo, fa di tutto per la sua creatura di pietra. “La bella vita? Non so neanche cos’è”, sospira Veronique, “tenere in piedi questo vecchio signore mi costa un bel po’ ma lo faccio per amore di mio padre e della mia famiglia”. Dal torrione si domina una campagna sconfinata e gialla, forse il volto più autentico di quest’angolo francese.

A metà strada tra i castelli e la Normandia che guarda l’oceano gli spazi dell’Eure et Loir si allargano ancora e il profumo della terra si fa più intenso. Da queste parti le uniche ricchezze sono l’oro caldo del grano e il lavoro dell’uomo. Dio e il pane, queste erano le uniche preoccupazioni della gente. Non a caso le pietre più “importanti” dell’Eure et Loir sono quelle della cattedrale di Chartres che sembrano dominare il mondo, proprio come la chiesa dell’alto Medioevo. Oggi quell’autentico capolavoro non simboleggia più il potere ma emana una grande energia vitale. Alla luce delle vetrate istoriate, seguendo il labirinto percorso dai pellegrini, si avverte l’energia di questa terra, la stessa che ispirò Marcel Proust “alla ricerca del tempo perduto”.

Sulla rivista seguono l’itinerario e le informazioni pratiche